Territori Accoglienti: una giornata di visione e competenze per il futuro della eree interne
Il 13 dicembre 2025, a Isola del Gran Sasso d’Italia, presso il Centro di Spiritualità del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, si è svolta la giornata di studi e confronto “Territori Accoglienti”, un appuntamento dedicato alla valorizzazione delle aree interne attraverso comunità, patrimonio e strumenti innovativi.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del Bando Borghi – Intervento 13, promosso dal Comune di Isola del Gran Sasso e finanziato dal PNRR e MIC, con cofinanziamento del Piano Nazionale Complementare “Next Appennino”, il supporto dell’Università degli Studi di Teramo e l’organizzazione di PLUG APS.
La giornata è stata concepita come un percorso unitario, articolato in due seminari distinti ma complementari, capaci di affrontare in modo integrato le grandi sfide delle aree interne:
da un lato i valori, le identità e le comunità, dall’altro gli strumenti digitali, la comunicazione e le competenze necessarie per rendere questi valori visibili, accessibili e sostenibili nel tempo.
Due seminari, un’unica visione
La scelta di suddividere la giornata in due sessioni non risponde a una logica puramente organizzativa, ma a una precisa impostazione metodologica del progetto.
Le aree interne non si rigenerano solo attraverso investimenti infrastrutturali o campagne di promozione, ma attraverso un equilibrio consapevole tra contenuti e contenitori, tra comunità e strumenti, tra radici locali e capacità di raccontarsi nel mondo contemporaneo.
Brand Abruzzo e “lusso autentico”: una strategia che parte dalle comunità
Marianna Colantoni – Taste Abruzzo / borGO
L’intervento di Marianna Colantoni ha illustrato la strategia di posizionamento del Brand Abruzzo sui mercati internazionali come destinazione di “lusso autentico”: un lusso non ostentato, ma fatto di tempo, relazioni, cura e accesso a esperienze non standardizzate.
Il target individuato è quello dei viaggiatori altospendenti e repeaters, sempre meno attratti dal turismo di massa e sempre più interessati a esperienze “chiavi in mano” capaci di creare connessioni umane reali con i luoghi e le comunità.
Tra gli strumenti presentati:
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un portale B2B riservato a tour operator e agenzie di viaggio internazionali, pensato per distribuire un’offerta territoriale integrata e coerente;
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una campagna di promozione internazionale negli Stati Uniti con il claim “Abruzzo Italy: Italy’s best kept secret”, per rafforzare l’associazione tra Abruzzo e destinazione Italia.
Particolarmente rilevante il modello sociale del tour operator borGO: oltre il 70% del valore economico generato resta sul territorio e una quota viene destinata a un “salvadanaio del territorio”, pensato per finanziare progetti futuri e garantire un impatto duraturo.
I prodotti tipici come leva identitaria e comunitaria
Massimiliano D’Innocenzo – Consorzio Zafferano dell’Aquila DOP
L’esperienza del Consorzio per la Tutela dello Zafferano dell’Aquila DOP ha mostrato come un prodotto tipico possa diventare narrazione, identità e motore di sviluppo locale.
Attraverso il racconto della storia e dei miti legati allo zafferano – come quello di Croco e Smilace – è emerso il valore culturale del prodotto, oltre a quello economico.
Un ruolo centrale è svolto dalla cooperativa di comunità “Oro Rosso” di Navelli, che ha messo a sistema:
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l’accoglienza turistica,
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la gestione di un ex convento trasformato in ostello per gruppi e scolaresche,
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le visite nel borgo e la promozione dello zafferano come esperienza territoriale completa.
Un modello che dimostra come la cooperazione locale possa trasformare un’eccellenza agricola in un ecosistema di accoglienza.
Storia, patrimonio culturale e turismo delle radici
Francesca Fausta Gallo – Università degli Studi di Teramo
L’intervento della professoressa Francesca Fausta Gallo ha posto l’attenzione sulla storia e sul patrimonio culturale come strumenti fondamentali per contrastare lo spopolamento e rafforzare il senso di appartenenza.
Nel quadro del Bando Borghi, è stato presentato il lavoro di inventariazione digitale dell’archivio storico comunale di Isola del Gran Sasso, pensato per:
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ricostruire il tessuto storico-sociale della comunità;
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alimentare il Turismo delle Radici, rivolto ai discendenti degli emigrati.
Accanto a questo, è stato illustrato l’uso delle tecnologie GIS per la creazione di una mappa digitale interattiva dei “Motti” (le iscrizioni sugli architravi delle case), fruibile tramite smartphone.
Un modello replicabile per altri percorsi tematici, capace di promuovere una fruizione lenta, consapevole e rispettosa del territorio.
Elemento chiave emerso: la necessità di sinergia tra competenze diverse, istituzioni e comunità locali per una valorizzazione efficace e condivisa.
Amministrazione condivisa e comunicazione responsabile
Marco Pizzi e Silvia Scarafoni – Università degli Studi di Perugia
I sociologi dell’Università di Perugia hanno affrontato il tema della comunicazione territoriale, sottolineando che il territorio non può essere “venduto” come un prodotto di massa.
La comunicazione, per essere efficace, deve essere:
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responsabile, non solo promettente;
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rivolta prima di tutto agli abitanti, che ne sono i primi titolari e destinatari.
È stata inoltre evidenziata una criticità ricorrente: l’eccessiva enfasi sulle singole specificità locali può generare campanilismi che ostacolano la costruzione di narrazioni comuni per aree vaste.
Il rischio è che, nel tentativo di essere tutti “speciali”, si perda forza comunicativa complessiva: se tutti sono super, nessuno lo è davvero.
Valle delle Abbazie: un progetto che anticipa Next Appennino
Mauro Vanni – ITACA Sviluppo Locale
L’intervento conclusivo ha approfondito il progetto Valle delle Abbazie, un percorso decennale che ha anticipato molti dei temi oggi centrali nel programma Next Appennino.
Tra le azioni illustrate:
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miglioramento della fruibilità del territorio attraverso ciclovie e percorsi pedonali connessi alla rete principale;
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formazione gratuita per operatori turistici su storia locale, comunicazione digitale e gestione dell’accoglienza;
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creazione di una Carta Qualità e di disciplinari per garantire standard condivisi;
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attivazione di punti informativi territoriali, servizi di noleggio e-bike e navetta turistica a chiamata.
Particolarmente significativo il focus sull’imprenditorialità locale, con uno sportello dedicato all’attivazione di nuove iniziative.
L’obiettivo è evitare il rischio di creare “contenitori senza contenuti” – edifici recuperati ma privi di gestione e progettualità – in un contesto segnato da denatalità e spopolamento.
Abruzzo Cosa Fare: L’app che mette in rete eventi, persone e territori
L’intervento di Marco Di Marcantonio ha raccontato la nascita e l’evoluzione di Abruzzo Cosa Fare, un’applicazione mobile pensata per rispondere a un bisogno molto concreto: sapere cosa succede in Abruzzo, dove e quando, senza dover rincorrere informazioni frammentate sui social.
L’idea nasce dall’esperienza personale di Marco come fotografo e cittadino, spesso ignaro di eventi interessanti che si svolgevano a pochi passi da casa. Da qui la scelta, condivisa con un piccolo team di sviluppatori, di creare uno strumento semplice, gratuito e accessibile, capace di raccogliere in un unico spazio eventi grandi e piccoli, dalle iniziative delle grandi organizzazioni fino alle attività delle associazioni dei borghi più interni.
L’app funziona come un vero aggregatore territoriale:
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feed degli eventi con filtri per data, luogo e tipologia
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calendario consultabile giorno per giorno
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sezione “Tutto l’anno” dedicata alle esperienze sempre fruibili
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possibilità per chiunque di caricare eventi in autonomia, gratuitamente
Uno degli elementi centrali del progetto è l’equità di visibilità: un piccolo evento locale ha la stessa dignità comunicativa di un grande concerto. In questo senso Abruzzo Cosa Fare si configura sempre più come un servizio di interesse pubblico, anche se sostenuto oggi quasi esclusivamente da energie private.
Il progetto, che ha superato i 13.000 download senza campagne promozionali strutturate, pone però una questione cruciale: la sostenibilità nel tempo. La vera sfida non è tecnologica, ma organizzativa e culturale — mantenere viva la piattaforma, alimentarla di contenuti e costruire un modello di collaborazione stabile con enti, istituzioni e comunità locali.
Visit Provincia di Teramo: Una comunicazione istituzionale che nasce dal basso
Alfonso Topitti ha presentato il caso studio di Visit Provincia di Teramo, un progetto di marketing territoriale che dimostra come anche la comunicazione istituzionale possa essere efficace, coinvolgente e partecipata, se costruita partendo dalle persone.
Il punto di partenza è stato tutt’altro che semplice: la provincia di Teramo non possedeva un’identità condivisa. A differenza delle città o della narrazione regionale, mancava un immaginario comune capace di unire territori, comunità e paesaggi diversi.
La risposta non è stata una comunicazione “calata dall’alto”, ma un processo che ha scelto di:
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partire dagli sguardi quotidiani e vissuti delle persone
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coinvolgere cittadini, operatori e creator locali
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costruire un brand territoriale riconoscibile ma inclusivo
Il progetto si è sviluppato su tre assi principali:
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Branding territoriale: creazione di un’identità visiva e narrativa chiara, con un naming istituzionale accompagnato da un payoff emozionale (“Emozioni tra Appennino e Adriatico”).
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Portale turistico: non una semplice vetrina, ma uno strumento d’uso, accessibile, stagionale, pensato per cittadini e visitatori, con attenzione a UX, inclusività e accessibilità.
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Social media: una narrazione basata sui contenuti generati dagli utenti, sulle collaborazioni locali e sul racconto autentico dei luoghi.
Tra gli elementi più innovativi, l’introduzione di un chatbot AI multilingua all’interno del sito, capace di costruire esperienze turistiche personalizzate a partire dalle preferenze degli utenti.
I risultati confermano l’efficacia del metodo: milioni di visualizzazioni, centinaia di migliaia di interazioni e, soprattutto, un aumento del senso di appartenenza e dell’orgoglio territoriale. Un modello replicabile, pensato per le aree interne e per i contesti dove l’identità va prima costruita, poi comunicata.
Gioventù Passionista: La missione digitale come spazio di relazione
Il terzo intervento ha portato uno sguardo diverso ma profondamente complementare: quello della Gioventù Passionista del Santuario di San Gabriele, che ha raccontato come il digitale possa diventare uno spazio autentico di relazione, ascolto e comunità.
Con numeri importanti sui social (decine di migliaia di follower su Instagram, Facebook e TikTok) e con il podcast “Passion Fruits”, i Passionisti hanno mostrato come sia possibile comunicare contenuti spirituali e valoriali utilizzando i linguaggi contemporanei, senza snaturarli.
La risposta è stata:
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presidiare i canali digitali con continuità
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ascoltare prima di parlare
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usare un linguaggio diretto, umano, non istituzionale
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costruire contenuti che generano dialogo, non solo visibilità
Il digitale viene così inteso non come fine, ma come ponte, capace di creare legami che spesso si traducono anche in incontri fisici, esperienze condivise e partecipazione reale alla vita del territorio e del Santuario.
In questo senso, la loro esperienza dimostra che comunità e strumenti possono crescere insieme, e che anche contesti tradizionalmente “analogici” possono trovare nel digitale un alleato potente, se usato con coerenza e autenticità.
Il Progetto Abbazie Digitali: un esempio di valorizzazione del patrimonio della Valle delle Abbazie attraverso strumenti innovativi e inclusivi.
Intervento di Graziano Di Crescenzo
L’intervento di Graziano Di Crescenzo ha offerto una visione matura e concreta di oltre quindici anni di lavoro nella promozione territoriale e numerose esperienze sviluppate in Abruzzo e in altri contesti.
Il punto di partenza è stato chiaro: il digitale non è il fine, ma uno strumento al servizio delle persone e dei territori. In particolare, nel progetto Valle delle Abbazie, le tecnologie sono state scelte e adattate per rispondere a un obiettivo preciso: rendere il patrimonio culturale, ambientale e immateriale accessibile a pubblici diversi, per età, interessi e abilità.
Tra gli strumenti principali presentati:
Audioguide georeferenziate, realizzate per tutti gli undici comuni della valle, basate su piattaforme già largamente utilizzate. I contenuti – oltre cinquanta punti di interesse – nascono da racconti dal basso: memorie locali, storie orali, aneddoti, dialetti, beni materiali e immateriali. Grazie alla geolocalizzazione, è il territorio stesso a “parlare” al visitatore mentre si muove nello spazio.
Tour virtuali a 360°, sviluppati a partire da esperienze pionieristiche di oltre dieci anni fa e integrati in piattaforme ad altissima diffusione come Google Maps. Questi strumenti permettono di visitare luoghi difficilmente accessibili – cripte, torri, spazi in quota – offrendo un’alternativa inclusiva per anziani, persone con disabilità o chiunque non possa fisicamente raggiungere certi ambienti. Esperienze che hanno raggiunto milioni di visualizzazioni e sono state portate anche in contesti di forte marginalità, come le carceri.
Modelli 3D da fotogrammetria, come il portale di San Giovanni ad Insulam, che consentono studio, confronto artistico, fruizione in realtà aumentata e mixed reality, ma anche conservazione digitale e supporto al restauro. Questi modelli possono essere esplorati, manipolati e confrontati, superando i limiti dello spazio fisico.
Stampa 3D, utilizzata per creare repliche fedelissime delle opere, fondamentali per la didattica, per le scuole e soprattutto per le persone non vedenti, che possono finalmente “leggere” il patrimonio attraverso il tatto.
A questi strumenti si aggiunge un linguaggio narrativo ulteriore, quello del fumetto, utilizzato per raccontare la storia del territorio – dai Benedettini agli eremiti, fino alla contemporaneità – con tavole illustrate capaci di coinvolgere soprattutto i più giovani.
Il messaggio finale è forte e coerente con tutta la giornata: più linguaggi si utilizzano, più persone si raggiungono. La tecnologia non sostituisce i luoghi, ma aiuta a conoscerli, amarli e rispettarli, ampliando la platea di chi può accedervi.
Marketing territoriale e intelligenza artificiale: il cambio di paradigma
Intervento di Federica Ciotti
L’intervento di Federica Ciotti, di Time Agency, ha chiuso la giornata con uno sguardo rivolto al presente più avanzato e al futuro prossimo del marketing territoriale: l’impatto dell’intelligenza artificiale sui comportamenti turistici e sulle strategie di promozione.
Federica ha introdotto Time Agency come una realtà che integra comunicazione, marketing e tecnologia, attiva da anni su progetti complessi e su partnership nazionali e internazionali, alcune delle quali sostenute anche da grandi player tecnologici.
Il cuore dell’intervento è stato il cambio radicale del modo in cui il turista cerca informazioni. Se fino a ieri il visitatore digitava ricerche su Google, oggi – e sempre di più domani – fa domande dirette alle intelligenze artificiali, chiedendo esperienze personalizzate: weekend su misura, viaggi con bambini, animali, interessi specifici.
Questo comporta un cambio di paradigma:
dal “questa è la nostra offerta” al “questa è l’esperienza giusta per te”
dalla segmentazione generica (famiglie, coppie, single) alla creazione di micro-segmenti iper-specifici
dall’analisi dei dati passati all’analisi predittiva, capace di anticipare desideri, trend e comportamenti
L’intelligenza artificiale permette di:
comprendere l’intenzione dell’utente (intent analysis)
leggere il contesto (quando arriva, con chi viaggia, che tempo fa)
proporre esperienze dinamiche e personalizzate
supportare decisioni in tempo reale attraverso dashboard intuitive
Ma l’intervento non ha nascosto i rischi: l’IA è uno strumento democratico, accessibile a tutti. La differenza non la farà la tecnologia, ma la strategia. Senza una visione chiara e senza una conoscenza profonda del territorio, l’IA non crea valore, lo amplifica soltanto – in positivo o in negativo.
Il messaggio conclusivo è perfettamente in linea con l’intera giornata: i dati, le piattaforme e l’intelligenza artificiale diventano davvero potenti solo quando sono incrociati con l’identità, i contenuti e le relazioni reali di un territorio.
Il valore di “Territori Accoglienti” per il Bando Borghi di Isola del Gran Sasso
La giornata di studi Territori Accoglienti non è stata un semplice momento di divulgazione o di restituzione progettuale, ma un passaggio strategico fondamentale all’interno del percorso del Bando Borghi – Intervento 13 di Isola del Gran Sasso.
In un contesto in cui il rischio più frequente dei programmi di rigenerazione è quello di ridursi a una somma di azioni scollegate, questa giornata ha dimostrato come sia possibile costruire una visione coerente, multilivello e condivisa, capace di tenere insieme comunità, patrimonio, strumenti digitali, comunicazione e competenze.
Il valore del convegno risiede innanzitutto nella qualità dei contenuti e nel livello degli interventi, che hanno saputo affrontare temi complessi – dal turismo delle radici all’intelligenza artificiale, dalla governance territoriale alla comunicazione responsabile – senza mai perdere di vista la dimensione umana e comunitaria dei processi di sviluppo.
La scelta di articolare la giornata in due seminari distinti ma complementari ha reso evidente un principio chiave dell’Intervento 13:
la rigenerazione dei borghi non può prescindere né dalle identità locali né dalla capacità di renderle leggibili e accessibili nel mondo contemporaneo.
Contenuti e strumenti, radici e innovazione, non sono alternative, ma parti di un unico ecosistema.
Giornate come questa svolgono una funzione essenziale all’interno del Bando Borghi:
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creano consapevolezza nelle comunità locali;
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mettono in relazione amministrazioni, università, operatori, associazioni e cittadini;
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producono capitale culturale e relazionale, spesso invisibile ma decisivo per la sostenibilità dei progetti nel tempo.
In questo senso, Territori Accoglienti ha agito come uno spazio di allineamento strategico, in cui esperienze diverse – locali, regionali e nazionali – hanno dialogato, offrendo modelli replicabili e spunti concreti per l’attuazione delle azioni previste dal Bando.
La qualità complessiva dell’Intervento 13, curato da Wide Open Comunicazione con il supporto di Graziano Di Crescenzo, emerge con chiarezza proprio da questa capacità di andare oltre la produzione di singoli output, per lavorare sulla costruzione di una narrazione territoriale condivisa, fondata su dati, competenze e visione di lungo periodo.
Non una comunicazione “di facciata”, ma un processo che parte dall’ascolto, valorizza le specificità senza frammentarle e prepara il territorio ad affrontare le sfide future – dalla trasformazione digitale all’evoluzione dei comportamenti turistici – con strumenti adeguati e una strategia solida.
In definitiva, il convegno ha rappresentato un momento di sintesi e di rilancio: un’occasione per leggere il lavoro svolto, rafforzarne il senso e ribadire che la vera innovazione, nei borghi e nelle aree interne, nasce quando le persone vengono prima degli strumenti e quando la progettazione diventa un percorso condiviso, non un atto isolato.












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